Giudizio degli altri: perchè ci influenza tanto e come liberarcene?

Non esponi le tue idee o i tuoi progetti solo perché temi il giudizio degli altri?
Quante volte ti capita di farti rovinare la giornata da qualcosa che dicono le persone intorno a te?
Ti ripeti spesso “fregatene degli altri” ma poi, puntualmente, ti fai bloccare completamente da questa paura?

Beh, sappi che fai parte di quel milione e mezzo circa di persone in Italia che si trova in questa stessa condizione!
Neanche a dirlo, questi timori colpiscono più le donne che gli uomini: in proporzione sono circa 180 donne contro “soli” 100 uomini. Se, poi, andiamo ad analizzare le ragazze adolescenti, la percentuale purtroppo sale ancora di più.

Naturalmente sappiamo che noi donne siamo bravissime – direi davvero insuperabili! – a non sentirci mai “abbastanza” e a restare attaccate con le unghie e con i denti a quell’immagine di noi stesse che abbiamo creato nella nostra mente e a cui affidiamo tutte le nostre possibilità di essere amate.
Se poco poco ci sembra di uscire da quegli schemi di perfezione, ecco il terrore di essere rifiutate, giudicate, non amate.
E’ per questo motivo che liberarsi dal giudizio degli altri non è così facile e a dircelo è proprio la nostra stessa esperienza: ci ricadiamo, ogni volta. Di nuovo e ancora.

Ma vediamo più nel dettaglio quali meccanismi si celano dietro questi timori e soprattutto cosa possiamo fare per vincerli (a tal proposito non perderti i suggerimenti e il video training gratuito che ti aspettano alla fine dell’articolo! 😉)

La paura del giudizio e il bisogno di appartenenza

Piramide di Maslow

La paura degli altri e di ciò che possono pensare di noi è legata a doppio filo con il nostro bisogno di appartenenza.
Come vedi dall’immagine, questo rientra a pieno titolo tra i 5 bisogni fondamentali dell’uomo individuati dallo psicologo statunitense
Abraham Harold Maslow.

L’ormai nota piramide dei bisogni di Maslow è stata elaborata negli anni 50 del Novecento e, stabilendo una gerarchia tra le necessità umane, si rivela tutt’oggi una guida fondamentale per il percorso di realizzazione del potenziale umano.
Come vedi, il bisogno di appartenenza è addirittura al terzo posto, appena dopo cose come il respirare o il sentirci al sicuro.

Ci credo che facciamo continuamente i conti con la paura di non essere accettati!

D’altronde ognuno di noi potrebbe avere mille motivi nella testa per cui non essere accettato: un aspetto fisico “non conforme” ai prototipi della società, un percorso di vita che non ha rispettato le famose tappe obbligate “nei tempi giusti”, l’orientamento sessuale, politico o religioso, la tipologia di lavoro svolto… e mille, mille altri ancora.

Talvolta questa paura di essere giudicati, se portata all’estremo, può sfociare in un disturbo di ansia sociale. Si arriva a non riuscire più a parlare con persone che non si conoscono, frequentare locali pubblici, mangiare di fronte ad altri, sostenere esami universitari o colloqui di lavoro. Insomma, una vera e propria fobia sociale che limita persino le azioni più comuni.
In questi casi, rivolgersi ad uno psicologo comportamentale potrebbe rivelarsi la scelta più efficace.

Noi, però, qui continuiamo a parlare di quello che è un comune disagio che proviamo in tutte quelle occasioni in cui sentiamo di dover dare una qualche prova del nostro valore o delle nostre capacità.

Il senso di appartenenza: da cosa si origina?

Ci ritroviamo a dover parlare in pubblico, proporci per un lavoro, affrontare una nuova sfida lavorativa o personale… e subito si fa largo in noi la necessità di “fare bella figura”, compiacere gli altri, sentirci accettate e apprezzate.

La paura di quel che pensano gli altri affonda le sue radici molto molto lontano: le nostre antenate vivevano in tribù e il non essere accettate dal gruppo aveva conseguenze molto dure, come essere allontanate e abbandonate a sé stesse… il che, a quei tempi, rendeva davvero improbabile la sopravvivenza.

Poi, per fortuna, ci siamo evoluti! E con noi anche il nostro contesto sociale.
Oggi l’opinione degli altri – se ben gestito – può tranquillamente avere il peso di una zanzara fastidiosa che ci ronza nell’orecchio.
Ora, capisci bene, però, che stare con un ronzio nell’orecchio tutto il santo giorno, tutti i giorni… beh, non è proprio una situazione auspicabile. Ti renderebbe difficile e faticosa qualsiasi azione da compiere durante il giorno, sei d’accordo?
Prima di tutto: mal di testa assicurato!
E poi, sicuramente, non riusciresti a concentrarti su quello che devi fare, vero?
Ok, allora vediamo di capire un po’ il da farsi.

Come farsi scivolare addosso il giudizio degli altri?

Partiamo dal presupposto logico (ma non così scontato!) che diventare indipendenti dal giudizio esterno comporta il
porre fine noi per prime al giudizio.
Sì, hai capito bene! Se vuoi liberarti dal peso del giudizio degli altri, allora smetti di giudicare tu stessa!

Ti vedo lì davanti allo schermo che scuoti la testa e dici: “macché, io proprio no, non giudico mai!”.
Può essere che tu sia poco incline ad esprimere dei giudizi, che non li basi su impressioni superficiali, addirittura che tu abbia un carattere pacato e gioioso e che quindi non sei solita a giudizi “cattivi”. Ma che non giudichi mai, proprio no!
Lo facciamo tutti, più o meno inconsapevolmente.

In realtà un primo, importante passo verso l’indipendenza dal giudizio è proprio accettare che questo sia automatico e inevitabile.
Così come bisogna accettare che il nostro obiettivo non può essere controllare o modificare un comportamento altrui… ma esercitare il nostro potere laddove è più efficace, e cioè su noi stesse.

Giudicare gli altri o noi stesse?

Fin da piccolissime, dentro di noi iniziano a depositarsi i pensieri, le parole e i giudizi di genitori, insegnanti, partner e persone importanti della nostra vita.
Questi giudizi hanno avuto il compito di crearci delle etichette da appiccicare sopra le cose, utili per imparare a conoscere il mondo,
capire le differenze tra bene e male, acquisire delle linee guida con cui orientarsi là fuori.

Ma sono altrettanto disfunzionali per la nostra evoluzione, quando dobbiamo passare da bambine ad adulte e avere a che fare con situazioni più complesse e meno “etichettabili”. Peggio ancora quando poi abbiamo a che fare con il mondo “qui dentro”, quindi con tutta quella sfera emotiva e spesso così ingarbugliata!
Quel deposito viene agitato ogni qual volta ci sentiamo insicure di una situazione e quei pensieri sedimentati dentro di noi tornano a galla a darci fastidio e a interferire con la nostra vita e la nostra evoluzione.
Pensieri parassiti. Ma pur sempre “solo” dei pensieri.
Se mi conosci un po’ sai già dove voglio andare a parare: la risposta è sempre “consapevolezza”!
Ti spiego perché.

interpreatare la realtà con i nostri filtri

Ormai è assodato che noi non percepiamo la realtà per quella che è, ma la interpretiamo secondo i nostri filtri.
Questi filtri, naturalmente, variano da persona a persona e sono influenzati dall’ambiente fisico e sociale, dalle singole esperienze di ciascuno, dal grado di sensibilità e dagli strumenti di crescita che ognuno ha o non ha a disposizione.
In base agli occhiali che indossiamo (o decidiamo di indossare!) la nostra percezione della realtà sarà diversa.
La naturale conseguenza di tutto questo è che, allora, i giudizi che ci formiamo sulle persone o sulle situazioni sono influenzati dai nostri filtri.
Non può esistere un giudizio realmente oggettivo.
Questo significa che quando esprimi un giudizio, in realtà stai parlando ben poco della persona a cui il giudizio è rivolto, e ben di più di te stessa, delle tue influenze, dei tuoi occhiali… della tua storia.

Dunque se qualcuno mi giudica, in realtà mi sta dicendo qualcosa di sé… non di me.

Come ti fa sentire questo cambio di prospettiva?
Più leggera, per caso?

Bene, perché ora arrivano i miei 5 consigli (pratici!)

Come superare la paura del giudizio degli altri?

Ok, ora la teoria ce l’abbiamo, gli spunti di riflessione anche e un bel cambio di prospettiva ce lo portiamo a casa.
Vediamo allora quali sono le azioni che possiamo mettere in pratica fin da subito per dire addio a questa inutile zavorra.

1) Acquisisci consapevolezza dei tuoi filtri percettivi.

Dirai che sono di parte e forse è vero, ma non posso proprio esimermi dall’invitarti caldamente alla pratica della Mindfulness!
Se impari pian piano a riconoscere quei meccanismi che si innescano nella tua mente quando ti ritrovi a valutare persone e situazioni, allora saprai anche prenderne le distanze, gestirli nel modo più efficace per te.
Allo stesso tempo, imparerai anche a riconoscere i filtri delle altre persone, attribuendo, così, agli eventuali giudizi su di te, la giusta dimensione e il giusto peso.
E’ prendendo consapevolezza di tutto ciò, che avverrà il vero e rivoluzionario cambio di prospettiva.

2) Fai sempre l'esercizio del ribaltamento.

Ti starai chiedendo, ma che roba è?!
Te lo spiego subito, ma tu prometti solennemente che te ne ricorderai ogni volta che ti ritrovi a “subire” quella spiacevole sensazione di essere giudicata!

Si tratta di un esercizio molto semplice, ma altrettanto potente, che ti spiegherò con un esempio.
Facciamo che abbiamo un’amica in comune, Michela.
Facciamo che oggi la incontro prima io e lei a stento mi saluta. Le chiedo se le va di prendere un caffè insieme e lei mi risponde in maniera un po’ sgarbata e si allontana. Dopo i primi secondi di perplessità, ecco arrivare quel pensiero nella mia mente: “Oggi Michela è proprio acida, chissà che le avrò fatto di male per meritare un trattamento del genere!”.
Qualche ora dopo la incontri tu.
A stento ricambia il tuo saluto. Le parli di quella sorpresa che stavate organizzando alla vostra amica Sara e lei ti risponde in maniera sgarbata, farfugliando qualcosa mentre va via.
Dopo i primi secondi di perplessità, nella tua mente si forma questo pensiero: “Chissà cosa sarà capitato a Michela per farla stare così nervosa! Mi spiace che stia così, proverò a rendermi utile quando si sarà un po’ calmata”.

come superare la paura del giudizio degli altri

Riconosci da sola la differenza, vero?
Secondo te chi delle due ha reagito in maniera più efficace?
E chi invece passerà il resto della giornata nervosa e indispettita?
Tu quale delle due vuoi essere?

Ottimo, allora ogni volta che nella tua mente si fa strada il pensiero del primo tipo…
tu esercitati a cambiarlo, a trasformarlo nel pensiero del secondo tipo.
Ti prometto enormi benefici, garantito!
Ci stai?!

3) Cambia direzione alla tua attenzione.

Tu sei là dove dirigi la tua attenzione.
Se la tua attenzione è al di fuori, allora sarai proiettata sull’immagine di te stessa, non sulla tua autenticità. Questo molto probabilmente ti porterà a fare delle scelte poco aderenti ai tuoi veri valori.
E, dunque, a sentirti sempre un po’ spaesata, confusa, incapace di vedere la tua strada.
Sarai, quindi, concentrata su come apparire agli altri e su come gli altri ti appaiono.
E il giudizio avrà un peso enorme.
Se invece il tuo focus è sull’ interiorità, tutto quel peso svanirà nel nulla, come per magia.
Impara a praticare la Mindfulness l’ho già detto?!

4) Datti il permesso.

Sì, il permesso di essere imperfetta e meritare ugualmente l’amore degli altri.
Il permesso di crescere insieme al partner, alla famiglia, alla comunità.
Il permesso di accettare senza riserve di essere in divenire, in continua evoluzione.
Che non esiste giusto o sbagliato, bianco o nero, torto o ragione.
Che ciò che conta è l’essenza, l’autenticità delle persone e non l’immagine che queste offrono al mondo.

5) Assumiti la responsabilità delle tue scelte.

Spesso è proprio l’insicurezza, il timore di fare scelte sbagliate a metterci nella condizione di subire il giudizio degli altri più del dovuto.
Mal comune, mezzo gaudio” recita un noto proverbio.
Scaricare parte del peso di una scelta sugli altri ce la rende più semplice.
Una scelta sbagliata, ma condivisa da altri, ha sicuramente meno peso di una scelta presa controcorrente, non trovi?
Comporta un diverso grado di responsabilità.
Se decidi da sola, e gli altri non approvano, hai la piena e totale responsabilità di quello che accadrà.
Già ti tremano le gambe, ti vedo!

Ma ti assicuro che quella sorta di paura del vuoto che senti quando ti stai lanciando in una nuova avventura senza l’approvazione degli altri… sparirà non appena inizierai a cogliere i frutti delle tue scelte. Anche se dovessero essere, per alcune, “solo” frutti di crescita personale, miglioramento, esperienza.
La sensazione di aver raggiunto quei traguardi “da sola” non ha eguali. Devi provare!
Ci tengo davvero che tu inizi a farlo, e per questo voglio darti uno spunto in più.
Qui entriamo prepotentemente in contatto con un’altra paura bella tosta: la paura di fallire

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